METELLA GUGLIELMONE

Gli oggetti del quotidiano hanno una loro intrinseca psicologia? Forse. O meglio, secondo quanto affermato da Donald A.Norman, uno dei principali esponenti del cognitivismo contemporaneo, a volte si tratta addirittura di psicopatologia, legata al rapporto e allo scarto tra funzionalismo della mente umana e quello degli oggetti di design e di uso quotidiano. Gli studi di Norman si sono soffermati molto su quanto affermava la ricerca psicologica ambientale sulla valenza culturale e sociale rispetto al simbolismo degli oggetti.
Il nostro mondo quotidiano, attraverso tale approccio, viene ripensato, ricalibrato tramite una visione eziologica diversa, velata da una sorta di empatia. La psicologia, cosidetta, di tali oggetti si manifesta nella interazione continua tra essi e l'uomo. Esiste, in parallelo anche una psicologia di materiali che risponde alle questioni di percezione e compatibilità tra gli oggetti e le persone.
L'artista e designer Metella Guglielmone porta in scena questa interazione, in maniera briosa e assolutamente originale. Con il suo progetto I ♥ Accendino, l'istinto creativo si muove, da più di un decennio, ormai, prendendo spunto dal più classico ed iconico oggetto del nostro contemporaneo quotidiano: l'accendino Bic. In occasione del quarantesimo anniversario di questo rivoluzionario oggetto, Umberto Eco scrisse che l'accendino usa e getta è da considerarsi "il capolavoro del design moderno, nato volutamente brutto e diventato bello perchè pratico, economico, indistruttibile e unico esempio di socialismo realizzato, capace di annullare ogni diritto di proprietà e distinzione di stato".
A tali conclusioni concettuali, l'artista era già arrivata anni prima, creando un mondo attorno a questo oggetto, innalzandolo a portatore di identità, psiche e dignità, Da ciò Metella Guglielmone si fa promotrice di quella che ha chiamato l'ACCendinomania. Ella afferma: "l'oggetto utile porta un profondo senso estetico immortale, nel suo essere diventa soggetto feticcio del nostro tempo.[...] bello, semplice,economico; totem, oggetto simbolo di una società di plastica e di consumo, dove tutto brucia... pronipote di Prometeo!"
La Guglielmone attua una vera e propria costruzione semantica e fenomenologica dell'accendino, cui dedica una canzone, con creazioni di design, pittura, fumetti e video virali, irrompe nel quotidiano, così come l'oggetto stesso fa da anni. Il modello concettuale e il modello dell'utente finale si intersecano in quel che diventa l'immagine del sistema, la struttura fisica dell'oggetto di design e di consumo. Il senso concettuale che l'artista offre all'ACCendino é filiazione dell'aspetto comunitario che esso é stato capace di creare, divenendo icona riconoscibile traducendosi da oggetto a S-oggetto.
Il percorso progettuale dell'artista ha portato una lunga schiera di simbologie che han fatto si che l'accendino usa e getta acquisisse un'identità plurima , eclettica. Il progetto I ♥ Accendino si sostanzia nelle parole della creatrice e su questo neo soggettivismo: "Con Accendino ci troviamo davanti ad un nuovo personaggio che si integra perfettamente nei molteplici campi artistici: pittura, grafica, video, fumetti, disegni, come nell'espressione linguistica: canzoni, filastrocche racconti ed infine nel design con prototipi di oggetti: ACCendino è comunicazione a 360°". Le opere in catalogo, due lampade Accendina in foggia di ACCendino, danno luce e vita ad una progettualità ironica, iconica e senza confini.
Critica a cura della Galleria Farini Concept, Bologna

É impossibile incasellare Metella Guglielmone in un'unica definizione: troppo curiosa, troppo eclettica e sperimentatrice per fermarsi a una sola espressione artistica. L'arte è talmente insita in lei che ogni spunto del quotidiano è fonte d'ispirazione. Il suo occhio attento e visionario riesce a trasformare in poesia anche l'oggetto più banale e nobilitarlo.
Perchè Metella possiede la capacità di andare oltre la realtà per arrivare a una dimensione sconosciuta ai più, dove si giunge solo grazie al sentire artistico e dove l'oggetto di uso comune viene trasfigurato acquistando dignità e poesia, passando dall'essere rifiutato dalla società al rientrarci dalla porta principale grazie alla capacità dell'artista di trasformarlo in una salvifica opera d'arte.
É la sua indole che la porta a ridare visibilità agli ultimi recando in se la sensibilità di vedere il bello nel brutto, dualismo che è in tutte le cose, così come c'è il bene nel male e viceversa, o lo Yin e Yang come forze opposte ma complementari.
Ma la sua non è solo una visione utopistica e visionaria della realtà.
Metella è estremamente lucida nell'analizzare il tempo in cui siamo e ne fa denuncia a volte in maniera ironica, a volte macabra, spesso con entrambe.
Per questo è un artista tutt'altro che "facile", anzi talvolta risulta scomoda, cosciente di esserlo, per gli argomenti che affronta e nel modo, soprattutto, in cui li tratta.
La sua ricerca non si ferma mai e tante e svariate sono le sue collaborazioni col mondo dell'arte per mostre, installazioni, performance, a visual art per famosi dj, oltre a creare prototipi di design con materiali di recupero e rielaborare vecchio mobilio.
Perché "ogni opera d'arte ha due facce, una per il proprio tempo e una per l'eternità", citava Baremboim ispirandosi proprio all'interazione fra ambiti artistici diversi, tra mondo dell'arte a quello della musica o del teatro.
Nell'ultimo decennio il suo lavoro si concentra maggiormente sulla fotografia che usa per documentare non la realtà oggettiva ma opere da lei create e concettualizzate, in quanto testimonianza del suo mondo e del suo modo di interpretare e denunciare la realtà.
Dai lavori fortemente provocatori e, per certi versi, blasfemi di "PesoXso" con, tra gli altri, cristi di plastica sciolti inseriti in un contesto quasi teatrale che si rifà alla sua esperienza di scenografa; a quelli più poetici e graficamente puliti di VetroMania dove nobilita i vetri presi e trasformati dal mare, li tratta come fossero pietre preziose e li esalta con cromie sature e brillanti quasi mai ritoccate al computer.
Con le sue ultime opere de "Come fossi una bambola", cambia ancora, va avanti nella sua ricerca perché per lei l'arte non è, come si è detto, rielaborare lo stesso modello stilistico in varie declinazioni o lo stesso pensiero intellettuale, ma liberare l'anima e mettersi in gioco su piani diversi.
Riprende in mano i pennelli, ci mette il gesto pittorico ma anche la concettualità perché da ciò non può prescindere. Se c'è un filo che lega tutte le sue esperienze è proprio il concettualizzare il proprio lavoro non separando mai l'arte dal pensiero e dalla parola che, anzi, spesso diventa protagonista dell'opera stessa.
Figure mai intere, a volte solo una gamba, un busto, un piede, su uno sfondo dove il colore o è brillante o è cupo, non ci sono vie di mezzo. In questi pezzi di corpo inserisce cerniere vere, ferite aperte o innesti estranei al corpo stesso.
Con questi quadri Metella sta mettendo in scena l'ennesima denuncia di una società artefatta che vuole esseri umani privi di discernimento e concentrati solo sull'aspetto esteriore, che diventa intercambiabile come pezzi di un robot, quali stiamo oramai diventando.
Critica a cura di Barbara Cella

L'approccio alla produzione artistica come modus vivendi, quasi dare una forma personale alla materia che veicoli un'emozione privata rendendola fruibile al di là di sovrastrutture culturali.
L'opera non chiede, si auto impone per densità espressiva, potenza rievocativa.
Quello che erroneamente si liquida con il termine "concettuale" ma il concetto in quest'ambito rischia produrre malintesi e interpretazioni fuorvianti.
Un'arte d'assorbire con i sensi più accostabile ad un manufatto che ad un esercizio di stile.
La vastità delle tecniche, dei supporti e delle soluzioni espressive scaturisce dall'infinitezza dei movimenti viscerali che si metaforizzano nelle produzioni.
Ricerca di espressività originale e originaria. Soluzioni dinamiche portano all'utilizzo di materiali decaduti dal ciclo dei consumi, quasi un rientro in società, una riabilitazione, una riacquisizione di valore e senso. Non è etica del riciclo; istinto femminile riproduttivo la progenie divengano le emozioni censurate nel quotidiano in un mondo parallelo dove scegliere colori e forme.
Dove l'offerta non segue la domanda ma l'anticipa.
Il lavoro usa lo spettatore ignoto, il significato si lascia adottare.
Espressioni intuibili universalmente...
Critica a cura di Sara Berta

La cultura contemporanea si nutre di icone che diventano prodotti di consumo.
La comunicazione globale impone una rapidità di fruizione che porta alle estreme conseguenze le teorie di Pierre Boudieu sulla costruzione sociale di uno status symbol.
Gli accendini di Metella Guglielmone sono una nuova declinazione delle tendenze inaugurate dal Kawaii giapponese. Si tratta di oggetti che fondono perfettamente i postulati del superflat di Takashi Murakami ai principi del design funzionale: un apparente superficialità uniforma i canoni del gusto in nome della commercializzazione su larga scala.
Il progetto dell'artista di origini bolognesi rientra nella logica dell'iper-esposizione mediatica dei personaggi Sanrio, con Hello Kitty come capofila. La graziosa umanizzazione di una mascotte non ha bisogno di una vera narrazzione legittimante perchè sarà sufficente rispettare i parametri registrati in un database generale per incontrare i favori di un vsto pubblico.
Non si può però parlare di morte delle grandi ideologie ma pittosto di una differente applicazione dell'immaginazione, che partorisce infinite varianti dello stesso soggetto.
La gattina nipponica muta ha una storia e degli amici che agiscono in un contesto fantastico ma questi elementi sono un corollario che si dimentica in fretta. Si cancellano le poche parole che introducevano le strisce a fumetti "love is ,,," e restano solo dei (di)segni che si fissano immediatamente nella memoria allontanandosi dall'antico concetto di arte come autanticità dell'opera, l'industria ha ideato una serie di articoli che mantengono l'illusione di unicità pur essendo sfornati a migliaia. La ditta Alessi è un ottimo esempio di questo approccio, a partire dai celebri bollitori impreziositi da un uccellino che fischia fino ad arrivare proprio agli accendini.
Semplici, piccoli, economici, sono decorati dal logo ripetuto in diversi colori, sono la possibilità per tutti di possedere un pezzo firmato.
Critica a cura di Satura Gallery, Genova

I♥ACCENDINO
L'oggetto certo non del desiderio, ma quasi d'obbligo: avere un accendino usa e getta!
Accendino cambia nome e da oggetto nel divenire soggetto diventa ACCendino,
l'accendino per antonomasia:
Accendino è la "carmensita" del nuovo millennio.
L'oggetto utile porta un profondo senso estetico "immortale" nel suo essere diventa soggetto feticcio dei nostri tempi.
Oggetto simbolo di una società di plastica e di consumo, dove tutto brucia ... pronipote di Prometeo!
"il senso dell'ACCendino":
l'accendino passa di mano in mano, di persona in persona, attraversa luoghi e contesti a volte veramente diversi tra loro, é enciclopedico servendo nella vita quotidiana in tante diverse azioni compiute in ogni parte del mondo. Se potesse raccontare tutto ciò che vede...
...quanti “concetti” girano intorno a questa parola ed oggetto, ora soggetto.
Nasce Accendino è..., come I love Accendino, come la lampada Accendina, la canzone AccendinoMania e tanto altro!
Con Accendino ci troviamo davanti ad un nuovo personaggio che si integra perfettamente nei molteplici campi artistici:
pittura, grafica, video, fumetti, disegni, come nell'espressione linguistica: canzoni, filastrocche, racconti ed infine nel design con prototipi di oggetti: Accendino è comunicazione a 360°!
Omaggio a "The Love's...", omaggio alla "linea", omaggio alla carmensita Lavazza, superamento di Hello Kitty... perchè??? I♥ACCendino è unisex... la Kitty no!